Prostatectomia Radicale Retropubica
Ogni paziente, di fronte alla prospettiva di un ricovero ospedaliero,
specie se per affrontare un intervento chirurgico impegnativo,
si pone degli interrogativi: qui di seguito troverà delle risposte ad un
certo numero di domande che molti pazienti si pongono riguardo a
questo tipo di intervento.
INNANZI TUTTO È BENE RICORDARE CHE SI TRATTA DI UN INTERVENTO CHE VIENE
ESEGUITO CON L'UNICO SCOPO DI ERADICARE LA MALATTIA NEOPLASTICA AL FINE
DI SALVAGUARDARE LA SOPRAVVIVENZA DEL PAZIENTE.
- Per prostatectomia radicale si deve intendere l'asportazione completa di
tutta la prostata e delle sue vescicole seminali con interruzione completa
e definitiva dei dotti deferenti;
- L'asportazione della ghiandola prostatica con le sue vescicole seminali
ha come conseguenza fisiologica la scomparsa dell'eiaculazione e conseguentemente
viene meno la possibilità di avere figli per via naturale;
- La potenza sessuale viene preservata solo nel 50-60% dei casi circa e
dipende dall'estensione del tumore e dall'età del paziente. L'obiettivo
dell'intervento è quello di essere radicale quindi il chirurgo potrà decidere
solo intraoperatoriamente di tentare di preservare la potenza in base
alla situazione locale;
- La continenza, tranne che per una piccola percentuale di casi (2-10%), è buona.
La continenza viene raggiunta mediamente dopo circa tre mesi dall'intervento
tuttavia può migliorare fino 6-12 mesi. Dopo l'anno dall'intervento il grado
di continenza raggiunto può essere considerato definitivo.
Informazioni pre-operatorie
1) D: Quanto tempo dovrò restare in ospedale?
R:
"In genere dopo 7-8 giorni si può essere dimessi. Infatti, dopo tale periodo di
tempo, il paziente è in genere completamente autonomo e ristabilito e senza
catètere".
2) D: Quanto a lungo dovrò tenere il
catètere?
R:
"Generalmente 1 settimana dal giorno dell'intervento".
3) D: Quanto tempo dovrò restare assente dal lavoro?
R:
"Dalle 4 alle 5 settimane dal momento dell'intervento".
4) D: Quanto tempo è opportuno far passare dal
momento dell'accertamento della malattia al momento dell'intervento chirurgico?
R:
"È opportuno che trascorrano 4-6 settimane dal momento della
biopsìa
al momento dell'intervento. Se invece è stata eseguita una
TURP,
è consigliabile aspettare circa tre mesi. In questo modo si permette la risoluzione
dell'edema
e della reazione infiammatoria conseguenti a queste manovre. Poter operare nelle migliori
condizioni permette di ottenere i migliori risultati chirurgici e questo è molto
importante: d'altronde, il carcinoma della prostata è una neoplasia che cresce molto
lentamente ed un ritardo quale quello sopra citato non pregiudica assolutamente le
possibilità di cura della malattia".
5) D: Che cosa devo fare e che cosa non debbo fare prima dell'intervento?
R:
"Occorre sospendere l'assunzione di aspirina od altri farmaci antiaggreganti od anticoagulanti
un paio di settimane prima dell'intervento, poiché queste sostanze possono interferire con
la capacità emostatica
e coagulativa del sangue e causare emorragie post-operatorie".
6) D: Sono necessarie trasfusioni di sangue per
questo tipo di intervento?
R:
"Generalmente è sufficiente l'autodonazione, che deve essere effettuata
prima dell'intervento".
7) D: Quanto dura l'intervento?
R:
"La durata media dell'intervento è di 150-180 min, compresa la
linfoadenectomia
stadiante preliminare.
Generalmente viene praticata l'anestesia generale, previa accurata
valutazione preoperatoria da parte del medico anestesista".
Informazioni post-operatorie e controlli in seguito all'intervento subìto di: Prostatectomia Radicale
Dopo la sua dimissione dall'Ospedale, Lei dovrà evitare sforzi fisici
intensi, come sollevare pesi o simili per almeno un paio di mesi dopo 'intervento.
Infatti, durante questo primo periodo la resistenza della ferita chirurgica è
affidata alle suture, che possono rompersi se messe eccessivamente in tensione
e causare la formazione di un
laparocèle:
solo dopo due-tre mesi si forma un solido tessuto cicatriziale.
Inoltre, un violento sforzo durante questo stesso periodo di tempo potrebbe
anche compromettere l'integrità dell'anastomosi uretro-vescicale,
con gravi conseguenze sull'esito finale dell'intervento e sulla continenza urinaria.
Dopo otto settimane, può essere ripresa una vita completamente normale,
compresa anche, se lo si desidera, una certa attività fisica.
Non vi sono altre restrizioni particolari, né nella dieta, né nell'assunzione di bevande.
Sono permesse passeggiate, anche lunghe; non vi sono controindicazioni
a salire e scendere le scale. Si può riprendere a guidare la macchina
dopo 4-5 settimane dall'intervento.
Un utile accorgimento, nell'immediato periodo post-operatorio, è quello di non
stare a lungo in posizione
assìsa,
con le gambe penzoloni: è molto meglio sedere semisdraiati, con le gambe allungate.
Questo accorgimento assolve, infatti, a due compiti: quello di elevare
gli arti inferiori, favorendo così lo scarico venoso e riducendo pertanto
i pericoli di coagulazione intravascolare e di embolie e quello di evitare
indebite pressioni sulla regione
perineale.
Se il paziente viene
dimesso con il catètere,
esso deve restare aperto e connesso
alla sacca di drenaggio per la maggior parte del tempo;
la sacca allacciata all'arto inferiore deve essere usata
solo per il tempo necessario qualora si esca fuori casa.
La più grave complicazione che teoricamente si potrebbe verificare dopo
l'intervento è la formazione di un coagulo in una delle vene profonde del bacino ed il
suo improvviso distacco con conseguente embolia polmonare, che rappresenta
un'evenienza che può mettere in pericolo la vita stessa del paziente.
Tale complicazione si può verificare dopo ogni intervento chirurgico ed è
in effetti estremamente rara, ma è comunque bene fare di tutto per prevenirla.
Pertanto, innanzi tutto si effettua una profilassi farmacologica, somministrando
calciparina sottocutanea dal momento dell'intervento e favorendo una precoce
mobilizzazione del paziente: molto utile al riguardo, anche stando a letto,
è la ginnastica attiva delle gambe e delle dita del piede, con movimenti
alternativi di flessione e di estensione della dita. Sono incoraggiate la
deambulazione precoce e le brevi passeggiate. Occorre invece evitare, è bene
ribadirlo, di tenere le gambe a penzoloni verticali, se si sta in posizione seduta.
Comunque, se insorgesse dolore ai polpacci o gonfiore degli stessi, è bene
avvertire immediatamente il medico. L'embolia polmonare può tuttavia verificarsi
anche senza alcun sintomo preliminare: essa si manifesta con un dolore
improvviso al petto, sudorazione e difficoltà di respirazione, talora
escreato ematico: se insorgessero questi sintomi, chiamare immediatamente
il medico o recarsi con urgenza al più vicino Pronto Soccorso. Infatti,
se presa in tempo, l'embolia polmonare può essere curata efficacemente
con farmaci trombolitici ed anticoagulanti.
Il catètere
vescicale verrà rimosso approssimativamente dopo una settimana dal giorno dell'intervento.
Il giorno indicato, verrà praticato un controllo radiologico (cistouretrografia) e, se
tutto sarà in ordine il catetere verrà rimosso e Lei potrà urinare spontaneamente.
La sola cosa importante all'inizio è che Lei possa urinare con un buon getto: è assai
probabile che nei primi giorni dopo la rimozione del catetere la continenza urinaria non
sia perfetta. Non si lasci comunque scoraggiare! Per aiutare la ripresa precoce della
continenza urinaria abbiamo previsto un servizio di "ginnastica" del piano
perineale,
che Le sarà di aiuto per un pronto ritorno alla completa normalità.
Per accelerare il ripristino completo della continenza, è utile seguire i
consigli dei fisioterapisti della riabilitazione vescicale
(Servizio di Urodinamica e Riabilitazione neuro-motoria della vescica e
del piano pelvico, presso la Clinica Urologica dell'Università di Genova,
Ospedale S. Martino, Pad. XII, P.T.) e praticare gli esercizi consigliati
(p.es. interrompere e riprendere la minzione).
Fino a che la continenza non ritorna normale, può essere opportuno portare
dei pannolini assorbenti sotto la biancheria intima. Tuttavia, non è bene
assuefarsi troppo a questi presìdi, in quanto la continenza ritornerà
tanto più precocemente quanto più il paziente si impegnerà nel
volerla raggiungere. Fino a che la continenza non è perfetta è bene
non esagerare con l'assunzione di liquidi e limitare al minimo il consumo
di caffé e di alcool, che stimolano la diuresi e quindi peggiorano
sensibilmente il problema.
Ricordi sempre che l'incontinenza completa di urine è diventata rara
dopo intervento di prostatectomia radicale eseguito correttamente e che
la sua incidenza è minore dell'1%!
Per quanto riguarda le erezioni, nei pazienti in cui sia stato possibile
preservare i fasci neuro-vascolari, esse ritorneranno gradualmente.
Occorre avere pazienza! La possibilità e l'epoca del ritorno della funzione
sessuale dipendono da vari fattori: l'estensione del tumore per un verso
e l'età del paziente per l'altro. Ambedue sono importantissimi: infatti,
da un lato, è l'estensione del tumore che permette o meno di risparmiare
i fasci neuro-vascolari: al proposito occorre ricordare che la prostatectomia
radicale è un intervento di tipo oncologico, vale a dire effettuato per
rimuovere il tumore nella maniera più completa possibile: se l'estensione
del tumore arriva ad interessare i fasci neuro-vascolari o se vi sono
zone dure in prossimità di essi, il chirurgo non esiterà a sacrificarli
deliberatamente, in quanto la rimozione completa del tumore rimane
l'obiettivo primario di questo tipo di intervento.
Se, invece, il tumore è limitato ed è stato possibile risparmiare entrambi
od anche uno solo dei fasci neuro-vascolari, la ripresa della funzione
erettile dipende soprattutto dall'età del paziente: quanto più il paziente
è giovane, tanto più precocemente egli recupererà la funzione sessuale.
La funzione erettile migliorerà mese per mese e riprenderà dopo un periodo
di tempo variabile tra tre mesi ed un anno. Occorre ricordare che, dopo
questo tipo di intervento, è assai difficile che si possa recuperare,
- ammesso che fosse presente prima dell'intervento - una erezione
conseguente a stimoli visivi o psichici. Il raggiungimento dell'erezione
richiederà sempre l'applicazione di stimoli tattili, anche prolungati.
Per questo motivo è consigliabile, dopo aver constatato un recupero
della
tumescenza
spontanea, iniziare con degli approcci sessuali:
infatti, la stimolazione vaginale può costituire un ottimo stimolo
al rafforzamento dell'erezione: non aspettate quindi di avere
un'erezione "perfetta" prima di tentare una penetrazione! Inoltre,
è possibile ottenere un orgasmo anche senza avere un'erezione completa.
Si ricordi che dopo questo intervento, che rimuove la prostata con le
vescicole seminali e le ampolle deferenziali, l'orgasmo non sarà
accompagnato dall'emissione di liquido seminale.
Se l'erezione tarda a ritornare, non si deprima: infatti, al giorno
d'oggi, questo problema può essere risolto al meglio con vari
presìdi terapeutici: farmaci da assumere per bocca, iniezioni
intracavernose di sostanze vasoattive (utili anche per favorire
un più precoce ritorno dell'attività erettile spontanea), dispositivi
particolari che creano una aspirazione sotto vuoto (vacuum devices)
e che in taluni casi possono essere efficaci od infine l'impianto
di protesi peniene idrauliche intracavernose, che non lasciano
alcun segno esterno e consentono un'ottima ripresa dell'attività sessuale.
Queste righe sono state appositamente scritte per aiutarLa a
rispondere ai quesiti che più frequentemente si pone un paziente operato
di prostatectomia radicale, ma esse non possono e non vogliono
supplire il consiglio e l'assistenza del medico curante:
per qualsiasi informazione supplementare non esiti a contattarci.
Pagina compatibile con le specifiche CSS3
(o catetère) Piccolo tubo flessibile che si introduce
in cavità dell'organismo a scopo terapeutico o diagnostico.
Asportazione e analisi di un frammento di tessuto
a scopo diagnostico.
Resezione trans-uretrale della prostata
Eccesso di liquidi nei tessuti.
Capacità di arrestare le emorragie.
Dall'inglese "staging" è stato tratto il neologismo
"stadiazione" che può essere ricondotto alla possibile locuzione italiana
"riconoscimento dello stadio" intendendo per "stadio" il significato biologico
di "fase dello sviluppo".
Asportazione dei linfonodi.
Ernia della parete addominale.
Da assìso, participio passato
del verbo assìdere ovvero stare seduto.
Regione anatomica costituita dal complesso
delle parti molli muscolari e fibrose che circondano il bacino
nella parte inferiore, comprese tra la sìnfisi pubica, l'estremità
del coccige e le plìche genitali e femorali.