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CENTRO DI ECCELLENZA NELL'IMPIANTOLOGIA PENIENA
certificato da:
Società Italiana di Andrologia

Pielografia Retrograda

La Pielografia Retrograda è una procedura che comporta l'esecuzione di una cistoscopìa, che può essere eseguita in regime ambulatoriale o in anestesia generale e mediamente ha una durata di 15-20 minuti. Si ispeziona la vescica con un cistoscòpio e si effettua un Cateterismo Ureterale (l'uretere è il condotto che mette in comunicazione il rene alla vescica). In presenza di malattie o situazioni infiammatorie della vescica può non essere possibile identificare lo sbocco dell'uretere (in vescica), in tal caso la manovra non può essere eseguita. Si inietta nell'uretere e nelle vie escretrici intraarenali (attraverso il catetere) del mezzo di contrasto radiologico che consente di evidenziare eventuali situazioni morbose (es: calcoli urinari, tumori, dilatazioni del rene o dell'uretere da varie cause). Se necessario si scattano delle radiografie che hanno lo scopo di documentare quanto si riesce a visualizzare. Se esiste una dilatazione importante del rene o dell'uretere esaminato (idroureteronefrosi) può essere necessario posizionare, nel corso della stessa manovra, una endoprotesi ureterale (Stenting Ureterale).

Le possibili complicanze di questa procedura sono:
1. Lesioni e/o perforazioni ureterali e della via escretrice intrarenale da cateterismo;

2. Ostruzione transitoria dello sbocco dell'uretere in vescica (da infiammazione legata al traumatismo) con conseguenti coliche renali;

3. Stravaso di mezzo di contrasto radiologico nei vasi venosi e linfatici con possibili, anche se rarissime, reazioni allergiche;

4. In presenza di urine infette nelle cavità renali o in vescica si può verificare febbre e raramente setticemìa;

5. Rarissimamente si possono verificare dei restringimenti (stenosi) dell'uretere a distanza di tempo dalla manovra.

Lo Stenting Ureterale consiste nell'introduzione di appositi cateteri ureterali (Stents) che servono per neutralizzare eventuali ostruzioni interne (per es. calcoli, stenosi) o esterne (per es. tumori compressivi) all'uretere che determinano una dilatazione del rene mettendo a rischio la funzionalità.
Gli stents sono anche posizionati prima di trattamenti di litotrissìa extracorporea per prevenire l'occlusione dell'uretere da parte dei frammenti dei calcoli che vengono trattati e in presenza di perforazioni ureterali (fistole) di varia origine (per es. traumatica) per favorirne la riparazione spontanea.

La manovra si esegue in anestesia generale o locale, dura mediamente 15-20 minuti e consiste nelle seguenti fasi:
1. Pielografia ascendente preliminare (vedi sopra);

2. Dopo avere visualizzato l'uretere ed il rene si introduce un filo guida metallico sul quale viene fatto scorrere lo stent per consentirne la corretta collocazione;

3. Lo Stent è un catetere particolare dotato di due estremità ricurve a ricciolo. Tali estremità si collocano una nel rene e una in vescica mentre la porzione rettilinea decorre all'interno dell'uretere. Con tale sistema lo Stent rimane fisso nell'uretere senza fuoriuscire all'esterno garantendo il deflusso dell'urina;

4. Lo Stent è costituito da un materiale biocompatibile concepito appositamente per poter essere lasciato all'interno della via urinaria anche per lunghi periodi. Nella nostra esperienza abbiamo verificato che uno Stent non va lasciato in sede per un periodo superiore a tre mesi. Infatti, oltre tale periodo o si rimuove o si sostituisce lo Stent.

La manovra di Sostituzione dello Stent, nei pazienti che sono portatori di Stent a permanenza o per lunghi periodi, è di solito più facile in quanto si estrae l'estremità vescicale dello Stent precedentemente collocato, si fa passare al suo interno un filo guida che viene spinto fino al rene, si estrae lo Stent vecchio e dopo aver eseguito una pielografia ascendente (vedi sopra) si posiziona sulla guida un nuovo Stent.

Le possibili complicazioni di questa procedura sono:
1. Tutte quelle della pielografia ascendente (vedi sopra);

2. Occlusione dello Stent con possibile peggioramento della funzione renale, nel caso è necessario sostituirlo;

3. Reflusso di urina da vescica a rene durante la minzione con possibili dolori (coliche), febbre, infezioni renali ascendenti (pielonefriti);

4. Dislocazione dello Stent in vescica (in tal caso va rimosso con una cistoscopìa) o verso il rene (in tal caso può essere necessario eseguire una ureteroscopia in narcòsi per rimuoverlo); in rari casi si possono rompere dei pezzi dello Stent che rimangono nella via escretrice (devono essere rimossi con manovre endoscopiche);

5. Disturbi della minzione tra cui lo stimolo frequente e bruciore, difficoltà ad urinare, ritenzione urinaria (soprattutto nei pazienti anziani con ipertrofia prostatica);

6. Presenza di sangue nell'urina (ematuria).

7. Impossibilità ad effettuare la sostituzione dello Stent per motivi tecnici (es. sanguinamento vescicale, uretra non sondabile etc.).

Sostituzione di catetere ureterale esterno: alcuni pazienti a cui è stata asportata la vescica sono portatori di catetere ureterali che fuoriescono da una urostomìa cutanea e che necessitano di una sostituzione periodica (ogni 2-3 mesi). Tale manovra viene eseguita senza anestesia e senza il bisogno di effettuare una cistoscopìa in quanto i cateteri si manipolano dall'esterno.
Si esegue una pielografia ascendente (vedi sopra) attraverso il catetere ureterale, si introduce un filo guida e dopo avere estratto il catetere ureterale vecchio, sul filo guida si introduce il nuovo catetere ureterale.

Le possibili complicanze di questa procedura sono:
1. Quelle della pielografia ascendente, tranne i punti 2 e 5 in quanto, in questo caso, non si effettua una cistoscopìa;

2. Sanguinamento che di solito si risolve spontaneamente;

3. Occlusione del catetere ureterale (deve essere sostituito);

4. Dislocazione del catetere ureterale (deve essere riposizionato);

5. Rottura di un frammento di catetere ureterale nella via escretrice che deve essere rimosso con una manovra endoscopica (eventualità molto rara).

L'intervento può essere eseguito in regime di Day-Surgery con dimissione dalla struttura ospedaliera il giorno stesso o la giornata seguente all'intervento, previa verifica medica da parte del chirurgo e dell'anestesista, delle condizioni cliniche del paziente. Per l'insorgenza di eventuali complicanze il ricovero potrà essere convertito in ricovero ospedaliero fino alla risoluzione delle stesse.



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